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Vita di Nullo Baldini

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Nullo Baldini

Ravenna (1862-1945)

Nullo Baldini nacque il 30 ottobre 1862 a Ravenna da una famiglia di agricoltori: Il nome Nullo derivò dal cognome del generale garibaldino, Francesco Nullo, e gli venne imposto per ricordare l’aiuto che i fratelli del nonno diedero a Garibaldi in fuga dopo la fine della Repubblica romana del 1849. Il padre, Oreste, commerciante di grano, aveva un negozio di vendita al dettaglio nel Borgo San Rocco. Dal padre, piccolo borghese, repubblicano, il giovane Nullo ricevette quegli ideali di associazionismo e di superamento dell’individualità.
 

La madre, Caterina Caletti, era di estrazione proletaria. I Baldini vivevano in un sobborgo popolato da braccianti e questo contatto con un proletariato povero e diseredato spinse il giovane Nullo a lottare per la sua emancipazione.

Lo stesso Baldini diceva “sono diventato socialista prima per sentimento, poi per ragionamento. Mia madre teneva un libro con i debiti di quella povera gente: i braccianti cercavano lavoro, non ne trovavano e non lavorando non avevano di che nutrirsi”. Per influsso della predicazione di Andrea Costa, Nullo Baldini aderì nel 1878, a soli 16 anni, alla sezione di Ravenna della Prima Internazionale.

La precoce esperienza politica sviluppò in lui un forte impegno a favore dell'associazionismo tra i ceti più deboli, spingendolo nel 1882 a dare origine con due braccianti Armando Armuzzi (Presidente) e Federico Ceroni (Direttore) alla prima cooperativa italiana del genere: Associazione fra Operai e Braccianti del Comune di Ravenna. I componenti a quell’epoca erano erano 302, ma due anni più tardi 3000, un numero notevole, considerando che ,a quel tempo, a Ravenna i braccianti erano 5000. L’esperienza dell'Associazione ravennate lo indusse nel 1901 a dar vita alla Federazione provinciale delle cooperative di Ravenna, istituita per consentire alle cooperative di accedere agli appalti pubblici, non solo in Romagna, ma in varie regioni italiane, e per la suddivisione dei lavori e degli appalti fra le varie associazioni cooperativiste.

La sede della Federazione era l’ex Hotel Byron che i fascisti, al comando di Italo Balbo, bruciarono poi nel 1922. Contemporaneamente, Nullo Baldini venne eletto prima consigliere comunale poi provinciale di Ravenna, e, nel dopoguerra, tra il 1919 e il 1924, fu deputato al Parlamento, in rappresentanza del Partito socialista: nel 1923, dopo la rottura consumatasi tra massimalisti e riformisti, aderì al Partito socialista unitario fondato da Turati, Treves, Matteotti e Prampolini. Quelli furono gli anni di più intensa attività come organizzatore del movimento cooperativo, infatti, entrò a far parte del Consiglio superiore del lavoro, del consiglio nazionale della Lega e del comitato direttivo della Cgil.

Nello stesso tempo assunse la presidenza della Federazione nazionale delle cooperative di produzione e lavoro della Lega, dalla quale fu tuttavia estromesso, nel 1923, per far posto al gerarca fascista Bottai. Iniziarono in quell'anno gli attacchi personali da parte dei fascisti, a seguito dei quali abbandonò l'Italia, prima per la Grecia e in seguito per la Francia, dove si ricongiunse con i vecchi compagni del Partito. In Francia fondò l’Union des Cooperative des Travaux Publics, aiutato dal Governo francese che gli riconosceva le grandi doti di organizzazione. Dal paese transalpino poté rientrare solo nel 1941, gravemente malato.

Dopo aver assunto il ruolo di commissario nazionale della Federazione delle cooperative, delegato da Badoglio, fu nuovamente in prima linea nella ricostruzione del Partito socialista e partecipò alla liberazione di Ravenna nel dicembre del 1944, ma per le gravi condizioni di salute, morì poco tempo dopo, il 6 marzo 1945.

Lasciò scritte nel suo testamento spirituale queste parole:

"Muoio nella mia fede socialista che ho abbracciato appena adolescente e che mi fu guida in ogni atto della mia vita, convinto, sempre più che pace, giustizia sociale e libertà saranno vane parole finché l’attuale regime capitalista, basato sul più sordido egoismo individuale, non verrà sostituito da un regime nel quale non sia possibile lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e l’interesse della collettività sovrasti sempre sull’interesse individuale".