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UNO
STUDENTE ATIPICO
Sono stato fra i primi studenti che si sono
diplomati in chimica industriale all’I.T.I.S. “Nullo Baldini”
di Ravenna nella vecchia sede di via Alberoni n. 25.
Era il lontano 1965, ricordo la calura estiva ed il timore
per l’esame.
Spesso si studiava in gruppo: come mi piacerebbe
riassaporare quell’albana fresca e quei dolci che la madre
di un mio compagno ci offriva nelle pause di studio per
rinfrancarci nel corpo e nella mente.
Uno studente atipico
perché: |
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Sono entrato a metà
percorso, in terza, dopo aver superato-brillantemente qualcuno
disse- l’esame integrativo per tutte le materie del
biennio:provenivo dall’Istituto professionale”Callegari”, dove
avevo conseguito la qualifica di “elettricista impiantista a B.T.
Di quegli anni, 1960-62, ricordo la protesta organizzata da noi
studenti per vederci riconosciuta dal Ministero della Pubblica
Istruzione la qualifica in luogo di un generico attestato: a quei
tempi scioperi studenteschi a Ravenna non s’erano mai visti, ma
non credo abbiano traumatizzato nessuno. Non appena acquisita la
qualifica, l’allora Sade (Società Adriatica dell’Elettricità ) mi
aveva proposto un posto quale operaio specializzato presso la
centrale elettrica di Porto Corsini; al colloquio ringraziai ma
risposi che se ne sarebbe riparlato a Settembre e solo qualora non
avessi superato l’esame di ammissione all’I.T.I.S.: i tempi sono
proprio cambiati! Comunque con l’aiuto di mio fratello e di alcune
lezioni private,, studiando tutta l’estate, ce la feci e
d’impianti elettrici non se ne parlò più. La mia formazione di
base, però, era disastrosa: dopo le elementari , infatti,
frequentai l’avviamento commerciale, poi quello industriale, prima
di approdare all’Istituto Professionale.
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Scelsi l’indirizzo chimico
industriale anziché elettrotecnico, come sarebbe stato logico,
data la provenienza scolastica.
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Rimasi per molto tempo
isolato all’ultimo banco, in un certo senso un corpo estraneo,
anche perché con qualche anno in più e soprattutto con tendenze
politiche di sinistra che gran parte dei miei compagni non
condividevano:in seguito , però, qualcuno si avvicinò e stringemmo
una solida amicizia con interessi anche culturali, che andavano
oltre il contesto scolastico. In quel momento stavo vivendo un
periodo assai critico della mia formazione:l’interesse per il
materialismo storico da una parte e la ricerca di ragioni per
credere o non credere, soprattutto dopo la lettura di un
libro”Storia delle religioni” di Ambrogio Donini. A scuola il
terreno era poco fertile per il confronto: mentre l’insegnante di
religione in modo tradizionale , direi anche superficiale,
asseriva l’esistenza di Dio e l’impossibilità della sua negazione,
io meditavo sul dialogo tra Bertrand Russell ed il Vescovo di
Canterbury e non trovavo risposte.
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Provavo disagio, da un lato
perché non trovavo abbastanza interessanti le materie cosiddette
umanistiche, soprattutto il diritto, dall’altro perché le materie
tecniche che più mi interessavano- chimica, fisica, matematica,ed
impianti industriali- venivano insegnate in modo nozionistico,
senza spiegare il perché delle cose: probabilmente quella scuola
era funzionale alla preparazione di tecnici in senso stretto più
che di “ esseri pensanti”; semplicemente, col senno di poi, per
alcuni degli insegnanti, si trattava di incapacità .A differenza
di quanto potrebbe apparire, però l’esperienza all’I.T.I.S. è
stata complessivamente positiva . Molti insegnanti sono stati dei
veri maestri di vita.
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Ne cito solo alcuni, gli
altri non me ne vogliano.
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Don Verga, per il quale un
buon chimico deve sempre partire dall’esame organolettico di una
sostanza, qualunque essa sia, la sua impulsività, le sue
espressioni “colorite” (prontamente corrette con il segno della
croce quale immediata richiesta di perdono), non sempre consone
ad un direttore di un Centro Salesiano.
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Il prof. Isola
(italiano) con la sua umanità, che all’esame di maturità,
pensando di favorirmi, mi fece una domanda sul marxismo,
spiazzandomi.
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La prof.ssa Cormanni
(matematica) ed il suo rigore.
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La prof. Gonzo (Chimica
organica) e la sua passione.
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Del prof. Zanzi ricordo
che leggeva la lezione dal libro e che, di conseguenza, dopo
pochi minuti tutta la classe dormiva.
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Della prof.ssa Zucchini
eravamo tutti innamorati.
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Superato l’esame di
maturità rifiutai un posto di lavoro all’ANIC e mi iscrissi
all’Università di Bologna, non a chimica, ma a fisica che meglio
si sposava alla mia “sete” di sapere. Certamente , in quel
momento , non pensavo che la mia storia scolastica si sarebbe
conclusa laddove era incominciata :all’I.T.I.S. “Nullo Baldini”
di Ravenna, anche se nella nuova sede di G. Marconi n. 2 dove ho
insegnato per tanti anni, elettrotecnica prima e fisica poi.
Ermes Fuschini
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