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Mariano Chiapponi
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Mariano Chiapponi

 

 ODE ALL’IMMORTALE


Quando viene all’ Istituto
Il popol tace e si fa muto
Benché piccol di statura,
fa anche lui la sua figura
sulla Bianchi bella e scura.
Salendo poi lungo le scale,
mai non parla con chi non vale;
invan Fiumana a lui s’appressa
con la scusa della ressa
gli chiede:
-Ci son due , li sospendiamo?
_Ora aspetti che poi vediamo,
aspettiamo la TARONI,
Saprà punire i due testoni
Quando arriva al primo piano,
con il camice da domenicano,
entra nel laboratorio
con lo scatto perentorio.
Là ci son tutti quanti
Che gli s’inchinan davanti.
Tu sei bunsen, tu sei buretta,
tu sei becher, tu propipetta.
Tu sei tutto per la scienza
E noi di te non possiam far senza.
-Orsù dunque non aduliamo
son pur sempre il vostro Mariano!
Arriva in classe all’improvviso
E a tutti fa un sorriso;
con gran fretta chiude la porta
e dice silenzio più di una volta.
Di gran corsa prende il registro dalla borsa
Mentre tutti sbuffando,
qua e là van bestemmiando.
Chiama un alunno che si alza mesto,
mentre agli altri lui detta il testo.
-Scrivete! Ingiunge con voce roca,
alza la mano e –Silenzio! –invoca.
Ma tosto la voce abbassa
E chiede: -Parlami del PH-
Mentre il pensiero vola alla………..
Se ci scappa qualche ora di supplenza,
di Mariano non si può far senza
ed il suo apparir durante queste ore
ci fa ammalare di uno strano dolore.
Chiamando Pollini alla lavagna,
sa già che dovrà fare della lagna,
perché di Littrow il prisma vuole in fretta
saltando ogni inutile soletta.
Se c’è poi Cornazzan che vuole uscire,
dice:” Tu le mie ore non puoi soffrire”.
Ma poi di scatto, in fretta
dà un’occhiata alla pagina
che Pollini ha già adocchiata.
Con tono imperante, viso sicuro,
toglie il quaderno al piccol figuro.
Poi con aria triste, guarda i suoi figli
Che mangian sotto i banchi come conigli.
In prima fila c’è Ringo
che tiene nel cuore l’ignoranza
come una segreta speranza
C’è il sor Marani
Sulle cui orecchie ci scaldiam le mani
C’è il paladin di classe, sir Orlando,
che tutti sorridon salutando,
mentre con modestia dice d’esser sol perito,
e per diventar dottor gli basterebbe muover un dito.
Li guarda con amore tutti quanti
Pensando che di figli ne ha tanti
E li sogna già doman gran dottori,
mentre lui sarà re dei professori.
Da quelle spesse lenti abbraccia tutti
E piange dagli occhi a grandi flutti;
lui farebbe certo mille trabocchetti
per favorire all’esame i suoi protetti,
ma siccome di lui dobbiam far senza ,
ci ossessiona adesso con la sua presenza.
Quando dà il voto con l’ assorbente in mano,
In classe non si vede più Mariano.
Poi mette a posto la sua borsa d’analista,
e sparisce dalla nostra vista.
Andando poi in sala professori
fa il gallo se di lontananza
di una sottana lui vede la sembianza,
mentre se ci sono solo professori
si mette a guardare, dei colori.
Della chimica non può far senza,
che della vita sua ne è l’essenza.
Per questo Sir Mariano,
da tre anni noi ti sopportiamo
ti sopportiamo di vero cuore
come si addice ad un vero signore.
Tu ci hai regalato in questo tempo,
tutto quel che avevi dentro
e alla fine dei tre anni,
bagnerem di lacrime i nostri panni.
Grazie tante sir Mariano,
grazie tante veramente,
ci ricorderem di te per sempre.

Orlando Vallucci